Guida ai servizi ASL
Il Servizio Dipartimentale per la Tutela della Salute Mentale
Dipartimento per la Tutela della Salute Mentale
È un organo di coordinamento che garantisce l'unitarietà e l'integrazione dei servizi psichiatrici del territorio aziendale, comprende tutti i presidi psichiatrici ospedalieri e territoriali per adulti, gestisce tutte le attività concernenti la tutela della salute mentale esistenti nel territorio aziendale ed è dotato di un organico multi professionale. La responsabile del Servizio è la dottoressa Alba Corona.
Il Dipartimento di Salute Mentale ha sede in Via Rizzeddu, 21. Telefono e fax 079/219184.
L'ufficio di Segreteria del Dipartimento Salute Mentale è aperto al pubblico dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle ore 14.
Di cosa si occupa?
Attività di programmazione di pianificazione, coordinamento, integrazione e gestione del settore attribuite dal Direttore Generale con nota prot. 1759 del 17/02/2001; rilascio delle cartelle cliniche psichiatriche (ex ospedale psichiatrico e strutture territoriali Centri di Salute Mentale e degli Ambulatori Psichiatrici Territoriali.); gestione, in collaborazione con i Comuni del territorio aziendale, della Legge Regionale n° 20/97.
L'Ufficio Tutele del S.T.S.M. effettua interventi di supporto agli ospiti delle Strutture Terapeutico Riabilitative del Dipartimento e agli utenti dei Centri di Salute Mentale per l'attuazione di programmi di corretta gestione patrimoniale, nell'ambito del più vasto progetto terapeutico riabilitativo personalizzato, concordato e predisposto dalle équipe che hanno in carico di assistenza i pazienti.
Orario di apertura: mercoledì dalle ore 8 alle ore 14, presso la Palazzina Liberty ex Ospedale Psichiatrico (Via Rizzeddu, 21)
Una favola orientale racconta di un uomo cui strisciò in bocca, mentre dormiva, un serpente. Il serpente gli scivolò nello stomaco e vi si stabilì e di là impose all'uomo la sua volontà, così da privarlo della libertà. L'uomo era alla mercé del serpente: non apparteneva più a se stesso. Finché un mattino l'uomo sentì che il serpente se n'era andato e lui era di nuovo libero. Ma allora si accorse di non saper cosa fare della sua libertà: "nel lungo periodo del dominio assoluto del serpente egli si era talmente abituato a sottomettere la sua propria volontà alla volontà di questo, i suoi propri desideri ai desideri di questo, i suoi propri impulsi agli impulsi di questo che aveva perso la capacità di desiderare, di tendere a qualcosa, di agire autonomamente. In luogo della libertà aveva trovato il vuoto, perché la sua nuova essenza acquistata nella cattività se ne era andata insieme col serpente, e a lui non restava che riconquistare a poco a poco il precedente contenuto umano della sua vita". L'analogia di questa favola con la condizione istituzionale del malato mentale è addirittura sorprendente, dato che sembra la parabola fantastica dell'incorporazione da parte del malato di un nemico che lo distrugge, con gli stessi atti di prevaricazione e di forza con cui l'uomo della favola è stato dominato e distrutto dal serpente. Il malato, che già soffre di una perdita di libertà quale può essere interpretata la malattia, si trova costretto ad aderire ad un nuovo corpo che è quello dell'istituzione, negando ogni desiderio, ogni azione, ogni aspirazione autonoma che lo farebbero sentire ancora vivo e ancora se stesso. Egli diventa un corpo vissuto nell'istituzione, per l'istituzione, tanto da essere considerato come parte integrante delle sue stesse strutture fisiche.
Franco Basaglia
(in Corpo e istituzione, 1967)





















































